L’intervento dello psicologo/psicoterapeuta a domicilio si inserisce all’interno di una presa in carico globale della persona, considerando non soltanto la condizione clinica del paziente, ma anche il suo funzionamento cognitivo, emotivo e relazionale, il livello di autonomia e l’impatto della malattia sull’intero sistema familiare.
Il domicilio rappresenta un contesto particolarmente significativo poiché consente di osservare la persona nel proprio ambiente di vita, rilevare risorse e difficoltà presenti nella quotidianità e modulare l’intervento sulla base dei bisogni effettivi del paziente e della famiglia.
La stimolazione cognitiva comprende attività e conversazioni finalizzate alla sollecitazione globale delle capacità cognitive e relazionali della persona. Può coinvolgere, in maniera personalizzata, orientamento temporale e spaziale, attenzione, memoria, linguaggio, funzioni esecutive, reminiscenza autobiografica, capacità di categorizzazione e attività connesse alla vita quotidiana.
L’obiettivo non è esclusivamente quello di ottenere una migliore prestazione ai test cognitivi, ma di mantenere il più possibile le competenze residue, favorire la partecipazione, sostenere il senso di efficacia personale e preservare autonomia e qualità di vita.
L’intervento viene adattato alla storia personale, agli interessi, alle capacità residue e al livello di compromissione cognitiva della persona, evitando attività eccessivamente difficili o infantilizzanti.
La Linea Guida dell’Istituto Superiore di Sanità Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment costituisce il principale riferimento nazionale per la gestione delle persone con decadimento cognitivo e demenza. A livello internazionale, le linee guida NICE raccomandano interventi finalizzati alla promozione della cognizione, dell’indipendenza e del benessere e, nelle demenze lievi-moderate, la Cognitive Stimulation Therapy e interventi di riabilitazione cognitiva orientati al mantenimento del funzionamento quotidiano.
È opportuno precisare che stimolazione cognitiva, training cognitivo e riabilitazione cognitiva non sono sinonimi e che l’intervento deve essere scelto e personalizzato sulla base della condizione clinica e degli obiettivi della persona.
La malattia cronica, neurodegenerativa, oncologica o caratterizzata da progressiva perdita dell’autonomia coinvolge inevitabilmente anche la famiglia.
Uno degli obiettivi dell’intervento psicologico domiciliare è pertanto la prevenzione e l’individuazione precoce del caregiver burden, inteso come insieme delle conseguenze emotive, relazionali, fisiche, organizzative e sociali associate all’assistenza continuativa di una persona non autosufficiente.
Il lavoro con il caregiver può comprendere:
Le linee guida NICE raccomandano specificamente per i caregiver delle persone con demenza interventi comprendenti psicoeducazione, sviluppo di strategie personalizzate, competenze assistenziali e comunicative, attenzione alla salute fisica e psicologica del caregiver e pianificazione delle fasi successive dell’assistenza.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda interventi psicosociali rivolti ai caregiver, comprendenti interventi multicomponente, psicoeducazione, counselling e, quando indicato, psicoterapia.
In presenza di una malattia oncologica, l’intervento domiciliare dello psicologo/psicoterapeuta può accompagnare il paziente nelle differenti fasi del percorso di cura, dalla diagnosi alla terapia attiva, dalla eventuale progressione di malattia fino alla fase avanzata.
L’intervento può essere rivolto alla gestione di:
La presa in carico psicologica comprende, quando necessario, anche i familiari e i caregiver, riconoscendo il paziente e la famiglia come un sistema reciprocamente influenzato dalla malattia.
Nella malattia avanzata e nelle condizioni di fine vita, lo psicologo/psicoterapeuta domiciliare concorre, all’interno dell’équipe multidisciplinare, alla presa in carico della sofferenza psicologica, relazionale ed esistenziale del paziente e della sua famiglia.
L’intervento non è orientato necessariamente alla modificazione del vissuto emotivo, ma anche alla possibilità di offrire uno spazio nel quale la persona possa esprimere paure, desideri, preoccupazioni e significati attribuiti alla propria esperienza.
Possono diventare centrali:
Le Linee Guida AIOM sull’assistenza psicosociale dei pazienti oncologici sottolineano infatti che le cure di fine vita, indipendentemente dal setting nel quale vengono erogate — domicilio, hospice o ospedale — devono rivolgersi all’unità paziente-famiglia, considerando contemporaneamente i bisogni del malato e quelli dei familiari.
Nell’ambito delle cure palliative italiane, inoltre, lo psicologo è riconosciuto tra le figure professionali che contribuiscono alla presa in carico multidisciplinare della persona e della famiglia.
Principali riferimenti bibliografici e linee guida
“Sono psicologo clinico e psicoterapeuta. Lavoro con adulti e giovani adulti, occupandomi in particolare di difficoltà emotive, ansia e umore, disturbi di personalità, lutto e delle conseguenze psicologiche legate alla malattia.
Una parte importante della mia attività si svolge nell’ambito della psicologia ospedaliera, della psicooncologia e delle cure palliative, dove accompagno pazienti e familiari nelle diverse fasi della malattia. Lavoro inoltre nei servizi di counselling universitario e mi occupo di formazione e supervisione di professionisti ed équipe sanitarie.
Nel lavoro psicoterapeutico creo insieme alla persona uno spazio sicuro di ascolto in cui comprendere ciò che sta vivendo, riconoscere le proprie risorse e trovare modalità più funzionali per affrontare difficoltà e cambiamenti.”
Crediamo che la cura della mente non debba mai essere un percorso solitario.
Né per chi chiede aiuto, né per chi lo offre.